Biondi

Si è tenuto lunedì, dopo giorni di proteste, il secondo consiglio comunale dell’era Biondi. Motivo dello scontro due episodi: la presentazione di un libro organizzata a palazzo Fibbioni da Casapound nel giorno della ricorrenza della nascita di Mussolini e una frase sui social da parte del consigliere di maggioranza Daniele D’Angelo che definiva il fascismo “uno stile di vita”.

Due episodi che hanno spinto me, insieme agli altri consiglieri di centrosinistra, a chiedere una presa di posizione da parte del sindaco che solo due settimane prima aveva giurato sulla costituzione antifascista italiana: “Ci dica subito, il sindaco Pierluigi Biondi, se intende trasformare questa legislatura in un rodeo in cui piuttosto che dedicarsi a risolvere i problemi della città, a fare programmi, a costruire visioni e a cercare il confronto e se serve la collaborazione sui temi e sulle azioni, intende dare consapevolmente spazio alle provocazioni e ai nostalgismi, nella pericolosa illusione di ridare fiato e spazio a sentimenti e posizioni che la nostra Costituzione mette al bando. L’Aquila non ha bisogno di illegalità e di neofascismi, L’Aquila non ha bisogno di tensione ideologica.”

 

L’Aquila non ha bisogno di illegalità e di neofascismi, L’Aquila non ha bisogno di tensione ideologica.”

 

Del resto la richiesta di collaborazione rivolta dal Sindaco all’opposizione in occasione del consiglio di insediamento lasciava sperare nella volontà dello stesso di costruire un rapporto sereno e di reciproco rispetto, libero da posizioni ideologiche e da continui sberleffi, l’opposto, ahimè, della deriva che invece vediamo giorno dopo giorno affermarsi.

Un chiarimento politico a cui il sindaco ha ritenuto di rispondere con offese gratuite e meschine: “gli attacchi arrivano da un’armata brancaleone che utilizza elementi pretestuosi per attaccare una maggioranza stravotata dagli aquilani… non digeriscono la sconfitta”… “l’invidia è una brutta bestia. Su quello di cui hanno bisogno gli aquilani si sono già espressi. Una nuova amministrazione. Il resto sono solo chiacchiere di gente invidiosa che non ha ancora digerito la batosta”.

Noi poniamo una questione, lui risponde parlando di attacchi (ma quali?), di una maggioranza stravotata (con il 25% dei consensi ottenuti al ballottaggio?) e di invidia (vabbé, questa proprio non si commenta).

Parole che si commentano da sole ma che chiariscono in modo inequivocabile l’idea che il sindaco ha delle istituzioni, della politica e del confinamento in cui vorrebbe relegare il ruolo dell’opposizione, con buona pace delle dichiarazioni, evidentemente di facciata, formulate nel primo consiglio.

È il peggiore degli inizi che si potesse immaginare. Biondi ha calato subito la maschera scegliendo la strada della divisione e l’arma della denigrazione, chiarendo, a dispetto degli slogan elettorali, che non vuole essere “il sindaco di tutti”. Ne prendo amaramente atto, consapevole che un mio fattivo contributo alla ripresa della nostra città passa per una strada più impervia del previsto, ma non per questo impossibile da percorrere.

 

Stefano Palumbo