Elezioni Provinciali e L’Aquila?

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Partiamo per chiarezza dal sistema elettorale: la riforma Delrio del 2015, ha trasformato le province in enti di secondo livello; di conseguenza i consigli provinciali vengono eletti da rappresentanti dei cittadini, ovvero i sindaci e i consiglieri comunali, ad ognuno dei quali è attribuito un voto ponderato in proporzione al numero di abitanti del comune che amministra. Ogni rappresentante, dunque, dovrebbe sentire su di se la responsabilità di rappresentare al meglio l’interesse della propria comunità attraverso la delega che la legge assegna loro.

Gli effetti di questa pessima riforma sono invece l’affermazione della peggiore politica fatta di miseri accordi e spregiudicati trasversalismi, tutti insieme e tutti contro, oltre quei confini valoriali ormai persi, pur di poter, ognuno, strappare il proprio tornaconto personale.

Il mio invito, esplicitato nelle varie riunioni dell’assemblea provinciale, è stato invece da subito quello di dare un senso a queste elezioni attraverso l’assunzione di una posizione chiara, netta, fuori da queste logiche e rispettosa della comunità politica di centrosinistra, in rappresentanza della quale saremo chiamati ad esprimere il nostro voto. Avendo perso il governo delle principali città della provincia non c’era alcuna possibilità, numeri alla mano, di imporre (a meno di accordi trasversali) un presidente espressione della nostra area politica, da cui la decisione condivisa da tutti di non esprimere una candidatura per la carica di presidente ma di concentrarci solo sulla elezione dei consiglieri; non una debolezza quindi, ma una scelta di campo, consapevole e coerente, ahimè, con l’attuale quadro politico provinciale. Spettava al centrodestra, invece, in virtù dell’affermazione nei comuni di Avezzano e soprattutto dell’Aquila nelle recenti elezioni amministrative, assumere la responsabilità di governo della Provincia attraverso un proprio presidente.

All’esito della presentazione ufficiale delle candidature, noi ne usciamo a testa alta, con una lista di 10 candidati consiglieri rappresentanti di tutto il territorio provinciale tra cui un candidato espressione del consiglio comunale della città capoluogo di provincia; il centrodestra aquilano, invece, partito con la giusta ambizione di esprimere un proprio presidente (individuato prima nella persona di Paolo Federico sindaco di Navelli, poi del neo eletto sindaco aquilano Biondi, per soccombere al cospetto del sindaco di Trasacco), ne esce dilaniato da un conflitto interno che ha sgretolato via via le aspettative iniziali, chiudendo indecorosamente, all’ultimo minuto, con la rinuncia sia alla candidatura del presidente e della lista pronta a suo sostegno (ripiegando sul candidato di altri) sia a quella di un candidato consigliere aquilano (pur avendo, con i 21 voti ponderati a disposizione dell’attuale maggioranza comunale, la possibilità e l’obbligo morale di eleggere ben 2 consiglieri provinciali).

E’ una vergogna, prima ancora che un peccato, soprattutto se si pensa al ruolo che la Provincia svolge in termini di competenze su temi fondamentali per le sorti della nostra città, come l’edilizia scolastica e l’urbanistica; argomenti strumentalmente cavalcati dal centrodestra in campagna elettorale (“a Settembre si rientra in scuole sicure e senza doppi turni” hanno promesso) e su cui oggi sarebbe stato utile avere strumenti e ruoli amministrativi per costruire quelle soluzioni tanto sbandierate. A tal riguardo le dichiarazioni di Liris e Biondi rappresentano un maldestro tentativo di scrollarsi di dosso le responsabilità di questa debacle e di crearsi alibi rispetto alle difficoltà che già sanno di incontrare rispetto alle aspettative che hanno generato.

E’ ancora più grave, poi, se si pensa che a lasciare L’Aquila a bocca asciutta sono stati proprio coloro che fino a due settimane fa usavano il tema dell’isolamento politico come la peggiore delle colpe di cui la precedente amministrazione (secondo loro) si sarebbe macchiata.

Alla prima prova del nove il centrodestra mostra tutta la sua inconsistenza e questo, purtroppo, è un problema per tutta la città. Se queste sono le premesse c’è solo da preoccuparsi.

 

Stefano Palumbo