Laboratorio

La nostra città deve essere maggiormente attrattiva, è stato fatto tanto ma non è sufficiente e ci aspetta un grande impegno per passare dalla fase della ricostruzione delle mura alla fase della ricostruzione delle condizioni di vita dei nostri cittadini.

Il lavoro è una condizione imprescindibile per il miglioramento della qualità della vita dei nostri concittadini ma lo è anche per attrarre nuovi residenti, nuove professionalità e nuovi investimenti. E’ tutto collegato, per questo dobbiamo ragionare insieme agli attori dello sviluppo, in ottica di laboratorio, con un metodo dinamico che ci permetta costantemente di attuare scelte, di monitorarne l’efficacia e porre i correttivi.

La base di partenza è il patto sociale per il lavoro, di cui ho descritto l’impostazione, patto a cui chiamo a partecipare tutti gli attori dello sviluppo affinché venga condiviso un metodo di interazione costante con il Comune che diventerà, così, coordinatore di fatto di un processo di sviluppo.
Dobbiamo avere la lungimiranza e la capacità di interagire mettendo in campo le nostre risorse straordinarie affinché vengano utilizzate per orientare le scelte che siano utili e determinanti.

In questo processo necessario affinché il nostro futuro prenda forma, dovremo tutelare le conoscenze e le abilità locali e mettere in campo la premialità per chi investe sul territorio e getta le condizioni per restare e creare lavoro. L’individuazione dei settori strategici da sviluppare per nuovi investimenti farà scaturire le diverse linee di intervento che avranno la loro autonomia di sviluppo nell’ambito di un sistema connesso, di un sistema-laboratorio attraverso cui interagire per creare sinergie.

Serve un nuovo approccio culturale che porti i nostri imprenditori ad impegnarsi per creare start up delle proprie imprese valorizzando tutte le straordinarie competenza acquisite e rimetterle in circolo in un mercato più ampio di quello locale.

Mi riferisco, ad esempio, a tutte le competenze sulla ricostruzione che potranno essere esportate nel mondo, ma anche le eccellenze culturali ed artigiane. Creare un sistema di relazioni tra professionisti di diverse discipline ed imprese, un sistema che permetta di esportare tutta la filiera esperienziale realizzando interventi fuori dal territorio e mantenendo la centralità a L’Aquila.

Per questo vedo la necessità di un laboratorio, di un incubatore o, meglio, di un acceleratore che si prenda carico dello sviluppo e dell’innovazione, delle idee e delle imprese già esistenti, in tutti i settori, che abbiano l’opportunità di crescere in altri mercati valorizzando le competenze acquisite, imprese che rischiano di entrare in difficoltà con la fine della nostra ricostruzione.

Serve studiare un modello di “città laboratorio”, un cluster che permetta di prevedere uno sviluppo sostenibile con conseguente attrattività di investimenti e creazione di posti di lavoro; questo può e deve essere basato su un elevato standard di qualità della vita dei residenti: cultura, ambiente, sostenibilità, connessioni, viabilità, tecnologia, sicurezza sismica, basso consumo di suolo, basso impatto ambientale. Sono queste le parole chiave della strategia di riqualificazione urbana che va di pari passo con l’attrattività, gli investimenti ed il lavoro.

Per ognuna di queste parole abbiamo messo un tassello ed altri ne metteremo nel prossimo futuro.

 

Stefano Palumbo