La scuola, il primo mattone della città del futuro

Scuola-l'aquila

Einstein diceva che non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a comportarci sempre nello stesso modo, che non dobbiamo essere pigri, che dare la colpa dei propri fallimenti alla crisi, agli altri, al sistema è un modo di farsi violenza da soli. Questi dovrebbero essere i principi cardine dell’educazione dei figli, in un mondo che cambia ad una velocità mai vista prima e che ha bisogno di persone che sappiano vedere, progettare, gestire e rispondere a tali mutevoli condizioni. La scuola e l’educazione, hanno bisogno di cambiare paradigma, tornando ad essere centri nevralgici della vita di una società e gli insegnanti, sgravati dal compito che li vuole sempre più burocrati, devono avere gli spazi per tornare ad essere mentori.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a comportarci sempre nello stesso modo

Secondo quanto indicato da un report del World Economic Forum il 65% dei bambini attualmente alle elementari, una volta terminati gli studi, farà un lavoro che oggi non esiste, qual è la strada dunque per consentire loro di essere pronti al futuro?

Probabilmente quella di donare solidi basi classiche, abilità nella logica e amore nella filosofia, oltre alla conoscenza delle cose che sono state, la storia, lasciando la fase finale della formazione alla specializzazione, allo studio del mondo che si evolve.

Dopo il tragico evento del 2009, la scelta di ricostruire L’Aquila puntando sulla ricerca, l’innovazione e l’alta formazione, non è stata strategica, è stata naturale, il substrato culturale presente in città ci ha dato la capacità di visione di una prospettiva di sviluppo dei cervelli, che, sono sicuro, ci consentirà di superare questo difficile periodo. A ben vedere già cominciamo a percepirne gli effetti: L’Aquila è stata inserita nel ristretto novero delle 5 città italiane da cui partirà la prima sperimentazione europea sulla tecnologia 5G e già multinazionali come Fiat Chrysler e ZTE  (colosso cinese delle telecomunicazioni) hanno manifestato il loro interesse ad insediare un proprio centro di ricerca nella nostra città. L’infrastruttura digitale che attraverso lo smart tunnel attraverserà capillarmente il centro storico farà di esso un connubio unico tra storia e tecnologia, mentre migliaia di ragazzi da tutto il mondo, ogni anno, presentano domanda di iscrizione al GSSI a fronte di soli 40 posti disponibili.

Credo sinceramente che la strada tracciata rappresenti una prospettiva concreta per il nostro territorio, un quadro che dobbiamo consolidare facendo si che rappresenti per i ragazzi aquilani l’opportunità di continuare ad investire la propria vita ancora qui. Se è vero che una buona percentuale di ragazzi iscritti all’Università con successo guarda fuori dall’Italia, noi vogliamo parlare a chi vuole restare, a chi è disposto a sporcarsi le mani in un paese non sempre limpido, ma ha la volontà di essere parte del cambiamento.

Occorre allora costruire un percorso, passo dopo passo, partendo da un’idea rinnovata di scuola, intesa come spazio aperto per l’apprendimento e come piattaforma che metta gli studenti nelle condizioni di sviluppare competenze per la vita con sempre maggiori possibilità di alternanza scuola – lavoro. L’introduzione, in alcune sezioni degli istituti aquilani, della prima scuola pubblica internazionale, “Eagle’s around the world”, in collaborazione con l’istituzione “Cambridge International”, con insegnamento bilingue dalla scuola primaria fino al completamento degli studi, rappresenta in questa ottica un tassello fondamentale.

Una nuova idea di scuola è anche quella che sa rispondere alle esigenze di educazione che, nell’era digitale, raccolgono le sfide della società; gli strumenti che il Piano Nazionale Scuola Digitale mette a disposizione necessitano però di un livello di connettività di cui oggi le nostre scuole non sono dotate, a tal fine ho richiesto, nell’ultima delibera CIPE, lo stanziamento dei fondi per portare la connessione a banda ultralarga nelle nostre scuole e confido che presto risolveremo questo gap infrastrutturale, mettendo finalmente i ragazzi nella condizione di sperimentare nuovi e tecnologici percorsi formativi. La priorità, sia chiaro, resta quella di ricostruire scuole antisismiche al massimo livello, ma farlo avendo in mente una scatola sicura e vuota sarebbe un errore, occorre una visione complessiva dei luoghi di istruzione all’interno del territorio comunale, che tengano presente la localizzazione rispetto al contesto sociale, la sostenibilità economica ed energetica, l’accessibilità e fruibilità dei luoghi, la qualità e la vivibilità degli ambienti,  anche in relazione a cosa si studia, ma non basta.

Troppo spesso si tende a considerare quello della scuola come un momento incardinato in meccanismi rigidi, riconducibili esclusivamente all’interno dell’orario scolastico e al rapporto tradizionale tra docenti e alunni. Il modello a cui ispirarci è, a mio avviso, rappresentato da edifici scolastici che siano si luogo di trasmissione del sapere, ma anche presidio sociale e culturale, riferimento aperto e fruibile per tutta la comunità territoriale con cui dialoga e si confronta.

Nella nuova fase di sviluppo della nostra città, quando ormai sono maturi i tempi per una governance “pensata” della ricostruzione pubblica, voglio impegnarmi a tener fede a questi principi guida.

 

Stefano Palumbo