Post-12-06-2018

Di fronte alle sfide sempre più complesse che la società e il sistema economico ci sottopongono quotidianamente, compito della classe politica dovrebbe essere quello di provare almeno ad alzare il livello del confronto, allargare il campo del dibattito, invece di limitarsi a rincorrere questioni sollevate da altri come sta avvenendo in città sia sul tema dei trasporti che degli uffici regionali. La discussione politica degli ultimi giorni riportata come sempre a livello di bar, di campanile, è invece la riprova di come si preferisca sopperire all’incapacità di mettere a fuoco e risolvere i problemi aizzando i cittadini gli uni contro gli altri, nella speranza di ritagliarsi qualche giorno di visibilità e un po’ di consenso.

Ma la politica è altra cosa, richiede passione, studio, confronto, ma anche capacità di autocritica e onestà nel riconoscere i propri errori. Il PD ne ha commessi diversi e continua a farne perseverando in un’impostazione che rischia di vanificare le tante cose buone che sono state fatte in questi anni. Per essere credibili davanti ai cittadini dovremmo innanzitutto prendere atto che l’ambizioso progetto con cui si era partiti quattro anni fa al governo della Regione, di riconnettere l’Abruzzo spaccato da uno sterile campanilismo alimentato dalle politiche dei precedenti governi di centrodestra, è rimasto incompiuto, più per mancanza di volontà che di capacità. L’attenzione verso le aree interne, provate da cataclismi naturali e dalla crisi economico sociale degli ultimi anni, non è stata sempre al centro dell’agenda regionale; contestualmente sono state invece avallate scelte che a volte sono sembrate rispondere più a disegni personalistici che ad un programma di governo. Sono anni ormai in cui l’asse amministrativo, nei numeri e nelle scelte si è spostato sempre di più sulla costa, a dispetto di quelle zone (e non parlo soltanto del territorio aquilano, ma anche della Marsica, della Val di Sangro e dei comuni dell’entroterra teramano) che maggiormente avrebbero avuto bisogno di sostegno e di prossimità; con il paradosso che le azioni percepite dagli aquilani come scippi a danno delle aree interne non vengono poi rivendicate dai pescaresi come risultati ottenuti a vantaggio della costa. Ne è la chiara dimostrazione il risultato ottenuto dal PD alle recenti elezioni politiche, deludente in modo uniforme su tutto il territorio regionale, trasformatesi quest’ultime, in un giudizio anticipato sul governo regionale, salvo necessari auspicabili e repentini cambiamenti di rotta.

Le recenti polemiche sul trasporto pubblico locale hanno dunque ragion d’essere nel momento in cui la riforma di riorganizzazione complessiva del sistema dei trasporti prevede la ricollocazione di 1 milione e mezzo di chilometri contribuito dalla Regione (per un valore di 3 milioni di euro) destinati finora alla tratta L’Aquila-Roma, su tutto il territorio regionale e solo in piccolissima parte sulla provincia dell’Aquila, mentre probabilmente, non per campanile ma per buona politica, sarebbe stato opportuno eventualmente ridistribuirli in quei territori colpiti dai vari terremoti che rischiano di essere abbandonati, disponendo di due collegamenti scarsi al giorno (e a costi proibitivi) con le medie città abruzzesi, oppure in alternativa destinarli al trasporto locale della città dell’Aquila nell’ambito della fusione tra AMA e TUA.

Allo stesso modo lo spostamento continuo di servizi regionali, ora posti da una parte, ora dall’altra, sottoposti ad una firma del direttore di turno presente ora all’Aquila, ora a Pescara, in assenza di una logica oggettiva e fatto a fine legislatura allorché si dovrebbero raccogliere i frutti delle pianificazioni precedenti, appare ingiustificato e degno di opposizione. Il programma di governo parlava d’altro, prevedeva semmai la legge per L’Aquila capoluogo, annunciata come la prima legge che il governo regionale avrebbe promulgato e che a quattro anni di distanza non vede ancora la luce.

Non c’è bisogno di prove muscolari da minacciare, ma di ragioni serie ed oggettive da far valere nell’ambito di una strategia che sembra sia stata smarrita, chiamando in causa un partito che a livello regionale ha fatto mancare la sua voce per troppo tempo, avallando tutto quanto veniva disposto ed imposto dai vertici regionali e relegando all’angolo le voci del dissenso interno, tanto da permettere al centro destra aquilano che ha gestito per decenni il livello politico e il livello amministrativo, con le stesse facce di oggi, la governance dei trasporti e di altre importanti funzioni regionali, di convocare un consiglio comunale ad hoc sulla questione.

Lo si deve ai tanti amministratori di piccoli e medi comuni del centrosinistra, che bene operano, riconfermati nelle amministrative e che dimostrano che c’è ancora vita a sinistra, c’è ancora spazio per un rilancio regionale da operare sezione per sezione, invitando tutti quei rappresentanti della società civile che se ne sono allontanati a tornare alla politica attiva, non prima di aver superato un modo di fare che non appartiene alla cultura del PD e che proprio per questo lo ha portato al minimo storico del consenso.

Stefano Palumbo