Primo-maggio-2017

Qualche giorno fa ho parlato di “Patto Sociale”, di un accordo tra attori di un processo di ricostruzione di una società mutata rispetto ad un recente passato. Nell’occasione del Primo Maggio vale la pena riflettere su quanto gli eventi di questi ultimi otto anni abbiano modificato la costituzione della nostra micro società.

Basti pensare alle migrazioni di portata storica che, anche all’Aquila, hanno portato a vivere nella porta accanto alla nostra uomini dai colori inusuali per l’Italia, il terremoto che ha profondamente cambiato la composizione della nostra struttura civica, l’arrivo in città di tante professionalità elevate e non, in gran parte dal sud, come già accadde dopo i terremoti del quattrocento e del settecento.

Una nuova realtà che esiste e che sarebbe utile imparare a guardare anche come ricchezza umana di valori magari differenti ma di ambizioni simili, quali il lavoro, la sicurezza, il miglioramento delle condizioni sociali; una realtà che andrà guidata, nell’immediato futuro, da un’amministrazione che dovrà porsi, tra i suoi obiettivi, quello di impostare su un valore etico condiviso la nuova fase di una città che finalmente esce dall’emergenza e guarda ad un futuro normale.

Considerazioni, senz’altro parziali rispetto ad un tema molto più complesso, che rientrano però in quel “Patto sociale” che dovrebbe essere idealmente sottoscritto da lavoratori, cittadini e datori di lavoro, soprattutto in una città come L’Aquila, cantiere d’Europa, in cui in tanti contribuiscono a diverso titolo, intellettualmente, fattivamente ed amministrativamente alla rinascita fisica e sociale appunto. Come amministratore pubblico non posso esimermi da riflessioni come questa in un giorno tanto rappresentativo dell’attività che più nobilita l’umanità.

Un augurio dunque a chi si godrà una pausa lavorativa meritata, a chi è al momento privo di lavoro, a chi dovrà garantire nelle ore di festa per gli altri la sicurezza, la salute e i servizi. Auguri ai lavoratori, a coloro che lo sono stati e soprattutto a coloro che lo saranno.

 

Stefano Palumbo