Lettera aperta a Serenella Ottaviano

Lettera aperta a Serenella Ottaviano

Carissima preside Ottaviano, ho letto le scuse che ha rivolto ai suoi ragazzi per non essere riuscita a riunificare il Liceo Cotugno, distribuito quest’anno su 5 sedi diverse. Dice di aver fallito, assumendosi così ingiustamente responsabilità che non sono sue, perché ad aver fallito non è stata lei ma la politica, tutta, colpevole, per mezzo di alcuni, dei ritardi accumulati sulla ricostruzione delle scuole aquilane di ogni ordine e grado e, a causa di altri, di aver tradito la fiducia dei ragazzi illusi dalle false promesse svendute cinicamente nella campagna elettorale di un anno fa.

Con la sua presa di posizione però, lei restituisce oggi al suo istituto, inteso come gruppo di studenti, corpo docente e collaboratori, una dimensione e uno spessore idealmente degni della storica sede del Liceo classico Cotugno; con la sua autocritica consegna ai suoi studenti e alla città l’insegnamento sugli oneri e le responsabilità che un ruolo apicale impone di assumere.

Ebbene, seguendo il suo esempio, io che quotidianamente rivendico le tante cose pianificate, finanziate, progettate e in alcuni casi anche realizzate (pur operando in un contesto difficilissimo) dall’amministrazione di centro sinistra di cui sono stato rappresentante per 5 anni in Consiglio Comunale e solo per pochi mesi come assessore, mi sento oggi in dovere, seppur in perfetta solitudine, di mettermi al suo fianco assumendomi la corresponsabilità di tale fallimento.

Sono io, dunque, che nel mio piccolo, come uomo impegnato in politica, sento di dover chiedere scusa a lei, ai suoi studenti e ai loro genitori, per tutto quello che di più si sarebbe potuto fare ma che purtroppo non si è riusciti a fare, sperando realmente, per il bene della città, che chi ha promesso di lavorare più e meglio del passato, dia consistenza alle parole con fatti reali, sapendo di poter contare sul mio contributo.

 

Stefano Palumbo