Officina L’Aquila Intervento di Stefano Palumbo

Trascrizione del video: “Officina L’Aquila Intervento di Stefano Palumbo”

Innanzi tutto grazie per l’invito perché è un’occasione per approfondire un tema importante e che probabilmente nella città dell’Aquila è stato declinato nella maniera sbagliata in questi anni.

Partiamo da una verità. La città dell’Aquila attualmente è ben lontana da potersi definire una città intelligente. E lo dico rispetto a quale definizione? Una definizione semplice: smart city è una città che si pone l’obiettivo di gestire in maniera intelligente i servizi pubblici. Di gestire in modo intelligente la mobilità, le risorse ambientali ma anche i rapporti sociali. Una città come L’Aquila dovrebbe porsi l’obiettivo per definirsi intelligente di diffondere la consapevolezza nella comunità della sicurezza sismica degli edifici in cui vive e in cui lavora. E su questo, naturalmente, dobbiamo fare ancora un percorso importante.

Sarà una città intelligente nel momento in cui vincerà la sfida di ripopolare il centro storico, che è una missione davvero complicata. Non esistono modelli replicabili e quindi noi dobbiamo e stiamo cercando di inventarci un percorso che dovrebbe provare a ri-insediare, ri-abitare la città. Una sorta di re-start di un contesto che vive nel ricordo di quello che era e che quindi attraverso anche un processo culturale dovrebbe provare a ri-immaginarsi come una città nuova.

E’ chiaro che non potrà essere come era e sarebbe un reato pensare di dover ricostruire la città come una bella copia di quello che era nel 2009.

Spesso si è dibattuto sul tema del dove era come era. E’ chiaro che non potrà essere come era e sarebbe un reato pensare di dover ricostruire la città come una bella copia di quello che era nel 2009. Tutto sommato nella disgrazia noi abbiamo l’opportunità di ricostruire una città nuova, una città più competitiva rispetto ad uno scenario nazionale perché oggi c’è la possibilità di intervenire con fondi pubblici per migliorare le condizioni della città, quindi migliorare la qualità della vita delle persone che abitano questa città.

Dire questo presuppone un’analisi. Come si fa? Si fa attraverso un consolidamento di un rapporto, di una relazione tra le infrastrutture materiali, anche innovative, e il capitale umano e sociale della città. Quindi smart city, smart community. E noi, anche se ancora oggi non se ne vedono gli effetti, tutto sommato questa strada l’abbiamo imboccata nel verso giusto. Perché noi di capitale umano, sociale e di esperienze in città ne abbiamo tanto. Mi riferisco alle esperienze dell’università che sono sicuramente un valore aggiunto per le competenze che detiene e sulle quali noi abbiamo investito decidendo di far leva per provare ad innescare un meccanismo virtuoso. Abbiamo puntato dal 2009 molto sul potenziamento su quella che abbiamo definito la città della conoscenza e dell’alta formazione. Quindi abbiamo investito su progetti di ricerca, sul potenziamento dell’università, in termini di relazione e progetti ma anche per esempio sulla nascita del GSSI, la una nuova scuola di formazione, che completa questo assetto.

Grazie a questo background è stato possibile per me, e qui vi racconto un’esperienza, riuscire a fare in modo che L’Aquila fosse inserita tra le cinque città da dove partirà la sperimentazione 5G. Che, ormai seguendo i giornali molti avranno avuto modo di approfondire, si tratta della quinta generazione della rete delle telecomunicazioni. Essa non è un semplice step tecnologico perché si apre ad un ventaglio di applicazioni infinitamente superiore a quello che oggi è limitato all’applicazione di smartphone, tablet, ecc. Si apre al mondo della sanità, al mondo dell’automotive, a quello dell’energia, dell’internet delle cose. In sostanza quello che riguarda l’industria 4.0.
Questo è stato possibile perché la carta che ho potuto giocarmi è stata la presenza in città di un habitat favorevole all’insediamento della sperimentazione. Quindi L’Aquila come città dell’innovazione non soltanto declinata come aspettativa ma come esperienza reale e concreta.

Tutto ciò ha fatto in modo che si innescasse quel meccanismo virtuoso che già in tempi rapidissimi ha portato molte aziende internazionali a guardare L’Aquila con attenzione, come città dove poter investire, dove poter portare e sviluppare le proprie esperienze. La settimana scorsa si è siglato l’accordo con FCA – Fiat Crysler che ha inteso venire qui all’Aquila a sperimentare l’auto connessa in collaborazione con l’Università dell’Aquila. ZTE, una multinazionale cinese nell’ambito delle telecomunicazioni è intenzionata a venire qui all’Aquila per aprire un proprio centro di ricerca. Anche ENEL sta definendo la possibilità di venire qui per aprire un centro di formazione. E’ chiaro che si è innescato quel meccanismo da noi auspicato. Creare delle condizione di base affinché esperienze e realtà di caratura internazionale potessero venire all’Aquila a costruire un proprio percorso di investimenti.

Adesso è chiaro che lo step successivo è fare in modo che si faccia leva su queste nuove realtà affinché attorno a queste e al sistema già esistente dell’università e della ricerca si riesca a costruire un sistema di relazioni finalizzato alla realizzazione della smart city, cioè ai principi di cui parlavo inizialmente. Una città che attraverso questa presenza è in grado di sviluppare quei servizi che migliorano la qualità della vita delle persone. Mi aspetto che il rapporto con Fiat Crysler, che viene qui all’Aquila a sperimentare l’auto connessa, riesca a generare e a costruire un sistema della mobilità degno di una città intelligente, cosa che oggi non è. Stessa cosa per altre realtà che verranno qui a sperimentare questa tecnologia.

Il tutto va costruito nel tempo ma partendo da un’idea precisa, da degli obiettivi e partendo dalla consapevolezza del background e dalle condizione che già deteniamo e che dobbiamo migliorare. Finalizzati però a risultati che sia concreti in un termine temporale ragionevole. Fino adesso, non vuole essere una scusante, ma le condizioni a contorno di un “cantiere” difficilmente hanno permesso di attuare dei servizi pubblici efficienti. Oggi il centro storico dell’Aquila viene abitato più per un senso di passione emotiva che spinge i cittadini a riabitare il proprio centro storico ma oggettivamente non ci sono le condizione per garantire la qualità della vita e dei servizi efficienti.

La nuova fase è quella decisiva. E’ quella che dobbiamo interpretare al meglio affinché il percorso iniziato si concluda attraverso l’efficienza, quell’innovazione dei processi in grado di garantire la costruzione innanzi tutto di una società culturalmente consapevole.

La nuova fase è quella decisiva. E’ quella che dobbiamo interpretare al meglio affinché il percorso iniziato si concluda attraverso l’efficienza, quell’innovazione dei processi in grado di garantire la costruzione innanzi tutto di una società culturalmente consapevole. Cosa che ancora non è avvenuto. Non siamo stati bravi a far capire gli obiettivi che ci siamo dati e quali obiettivi dobbiamo raggiungere. Ma soprattutto fare in modo che questa città abbia la capacità di mettere assieme servizi pubblici adeguati a quelli di una smart city, una rivitalizzazione di un tessuto sociale disgregato anche attraverso i processi di partecipazione. Tutto finalizzato alla realizzazione di uno sviluppo economico sostenibile.

E’ tutto l’insieme di questi fattori che determina, agli occhi di chi guarda da fuori, se l’Aquila è una città in cui venire ad abitare, ad investire, ad costruire percorsi e prospettive.

Quindi il percorso non è né banale né corto però attraverso una regia, una consapevolezza diffusa, che dobbiamo provare a costruire sono sicuro che noi riusciremo a ottenere una città bellissima ma con un’anima nuova, con una prospettiva rinnovata e soprattutto con una fiducia da parte di chi ci abita diversa da quella attuale. Grazie

 

Stefano Palumbo

 
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