Rischiamo di perdere il Festival della Partecipazione

Fdp-2018

Rispetto al rischio di perdere forse il più importante festival nazionale che si tiene all’Aquila in favore di altre città che farebbero carte false per averlo, la città non ha nulla da dire?

Prima le ripetute, false, rassicurazioni fornite agli organizzatori, poi lo sgarbo istituzionale consumato con la sua intenzionale assenza a tutti gli eventi organizzati, infine una nota piccata, pretestuosa e misera di contenuti per sancire definitivamente la sua contrarietà al Festival della Partecipazione. L’atteggiamento ostruzionistico di Biondi sull’organizzazione di questo evento, per quanto incomprensibile possa apparire, è ormai noto.

Ho evitato di far polemica prima, consapevole di quanto sarebbe stato poco opportuno inquinare il clima di una manifestazione di respiro nazionale e non voglio farla oggi con il Sindaco, che chiede, non avendo la capacità di capirlo da solo, quali siano i vantaggi che il Festival della Partecipazione reca al territorio, in risposta oltretutto ad un’associazione che non ha chiesto banalmente solo più soldi, ma un contributo intellettuale da parte dell’Amministrazione.

Sarebbe inutile sottolineare come l’unico evento completamente definanziato della rimodulazione dei fondi Restart sia stato, per precisa scelta, proprio il festival della partecipazione e che solo grazie alla disponibilità dell’assessore Bignotti, a cui va il mio personale ringraziamento, sia stato concesso solo due giorni prima dall’inizio del festival un piccolo contributo da parte del comune.

Non avendo quindi più nulla da dire a questo Sindaco, mi rivolgo alla città e alle istituzioni culturali, ai movimenti civici e non solo quelli di sinistra, anche quelli guidati lodevolmente da persone con una visione politica opposta, che erano presenti al Festival e che hanno animato i tavoli delle discussioni.

Mi rivolgo anche ai tanti intellettuali, di destra e di sinistra e agli 800 candidati alla carica di consigliere comunale, per capire se il loro impegno per la città è ancora attuale o è finito a giugno del 2017.  Rispetto al rischio di perdere forse il più importante festival nazionale che si tiene all’Aquila in favore di altre città che farebbero carte false per averlo, la città non ha nulla da dire? Non è questa forse l’ennesima conferma di come la nostra città stia tornando pericolosamente a chiudersi ogni giorni di più dentro le proprie mura, incapace di dialogare con l’esterno, sempre più isolata dal resto della Regione e del Paese? Cosa pensa al riguardo il nutrito mondo culturale e della conoscenza presente in città? Davvero accetta il principio secondo cui la qualità di un evento e la ricaduta sulla città si possa misurare esclusivamente dal numero di panini con la porchetta venduti?

Il Festival della Partecipazione è un evento nato e concepito per aver luogo nella città dell’Aquila con spirito solidale e coerente con l’idea che un territorio che vuole tornare alla normalità, dopo un evento come quello del 6 aprile 2009, debba farlo aumentando il numero di persone che partecipano, con fare propositivo, alla vita cittadina. La rivendicazione di alcuni diritti, la riappropriazione degli spazi fisici e di democrazia, la capacità di autoderminarsi con consapevolezza rispetto alle sfide del futuro, sono passaggi, per una città in ricostruzione come la nostra, non affatto scontati.

Ecco allora che il contributo che simili eventi offrono alla città, va misurato in termini di un guadagno intellettuale, incommensurabile, che la città ne trae, un guadagno del quale vedremo in futuro gli effetti sulle coscienze delle persone, soprattutto dei giovani, che avranno appreso il senso di queste giornate. Bastava esserci per comprendere la complessità e la profondità dei temi trattati, riguardanti le difficoltà vissute dalle aree interne, le disuguaglianze che frantumano la tenuta sociale del nostro paese, i diritti alla ricostruzione che lo Stato dovrebbe garantire in modo più omogeneo rispetto alle frequenti calamità naturali che colpiscono il Paese; temi affrontati alla ricerca di soluzioni di cui la nostra città dovrebbe essere orgogliosa pioniera, protagonista a livello nazionale di una rivoluzione culturale necessaria.

Per capire i vantaggi che il Festival della Partecipazione reca al territorio bastava esserci. Sarebbe stato opportuno che il Sindaco ci fosse, anzi che ci fosse il politico Biondi a ragionare della sua proposta per le aree interne; ma le elezioni regionali per lui sono sfumate, quindi ogni idea su cui discutere è rimandata a momenti elettorali a lui più utili.

 

Stefano Palumbo