Lettera aperta a Serenella Ottaviano

Lettera aperta a Serenella Ottaviano

Carissima preside Ottaviano, ho letto le scuse che ha rivolto ai suoi ragazzi per non essere riuscita a riunificare il Liceo Cotugno, distribuito quest’anno su 5 sedi diverse. Dice di aver fallito, assumendosi così ingiustamente responsabilità che non sono sue, perché ad aver fallito non è stata lei ma la politica, tutta, colpevole, per mezzo di alcuni, dei ritardi accumulati sulla ricostruzione delle scuole aquilane di ogni ordine e grado e, a causa di altri, di aver tradito la fiducia dei ragazzi illusi dalle false promesse svendute cinicamente nella campagna elettorale di un anno fa.

Con la sua presa di posizione però, lei restituisce oggi al suo istituto, inteso come gruppo di studenti, corpo docente e collaboratori, una dimensione e uno spessore idealmente degni della storica sede del Liceo classico Cotugno; con la sua autocritica consegna ai suoi studenti e alla città l’insegnamento sugli oneri e le responsabilità che un ruolo apicale impone di assumere.

Ebbene, seguendo il suo esempio, io che quotidianamente rivendico le tante cose pianificate, finanziate, progettate e in alcuni casi anche realizzate (pur operando in un contesto difficilissimo) dall’amministrazione di centro sinistra di cui sono stato rappresentante per 5 anni in Consiglio Comunale e solo per pochi mesi come assessore, mi sento oggi in dovere, seppur in perfetta solitudine, di mettermi al suo fianco assumendomi la corresponsabilità di tale fallimento.

Sono io, dunque, che nel mio piccolo, come uomo impegnato in politica, sento di dover chiedere scusa a lei, ai suoi studenti e ai loro genitori, per tutto quello che di più si sarebbe potuto fare ma che purtroppo non si è riusciti a fare, sperando realmente, per il bene della città, che chi ha promesso di lavorare più e meglio del passato, dia consistenza alle parole con fatti reali, sapendo di poter contare sul mio contributo.

 

Stefano Palumbo


Tra il dire e il fare si faccia almeno il possibile

Scuola musp

Mancano pochi giorni all’apertura del nuovo anno scolastico e l’amministrazione Biondi impegnata in campagna elettorale ad infiammare il dibattito sulla sicurezza delle scuole, a dispensare mirabolanti promesse per l’inizio del nuovo anno scolastico, appare oggi ingiustificatamente inerte e silente rispetto ad un problema che la avrebbe dovuta vedere impegnata a tempo pieno sin dal primo giorno. A cercare di svegliarla dal torpore sembra abbia voluto pensarci la terra che ci ha ricordato, la notte scorsa, come non ci è consentito abbassare la guardia.

“La prima azione sarà volta a garantire che TUTTI gli studenti aquilani possano tornare in aule SICURE a settembre” annunciava Biondi pochi giorni prima del ballottaggio.

L’attuale situazione, è corretto precisarlo, parte da lontano con responsabilità diffuse a tutti i livelli, dal capo della protezione civile responsabile nel 2009 dei lavori di riparazione delle scuole fatti senza neanche porsi il problema del livello di sicurezza sismica minimo da raggiungere, al Commissario Chiodi che nel 2011 decise sostanzialmente di escludere l’Aquila dai Comuni destinatari dei 200 milioni di fondi CIPE per la messa in sicurezza degli edifici scolastici regionali, all’amministrazione provinciale virtuosa nel rispetto dei termini di legge per l’individuazione degli indici di vulnerabilità da fare entro il 2013 e latitante da quella data sulle azioni conseguenti, fino ad arrivare all’amministrazione comunale responsabile dei pesanti ritardi accumulati per la ricostruzione delle scuole rese inagibili dal sisma.

Se quindi non è giusto pretendere dall’attuale Sindaco i miracoli (sebbene fosse stato lui a prometterli non più di 3 mesi fa), è invece doveroso chiedere conto su tutto quello che era in suo potere fare in questi mesi e non è stato fatto, ovvero:

  • a. rendere pubblici gli esiti delle verifiche di vulnerabilità sismica sulle prime 10 scuole commissionate dall’amministrazione Cialente (sarebbe stato opportuno farlo prima dell’inizio dell’anno scolastico);
  • b. procedere agli incarichi delle verifiche di vulnerabilità per le restanti scuole comunali (si poteva già fare disponendo dei fondi stanziati in bilancio a tale scopo sempre dall’amministrazione Cialente);
  • c. predisporre un piano attraverso il quale prevedere soluzioni alternative qualora, all’esito delle verifiche, venissero fuori particolari criticità su alcuni degli edifici analizzati.

Proposte:

  1. utilizzare l’edificio recuperato (su isolatori sismici) delle Micarelli per le finalità pre-sisma o per ospitare altri istituti;
  2. trasformare l’edificio inutilizzato di proprietà dell’ADSU nei pressi del centro commerciale L’Aquilone (adeguato sismicamente perché realizzato dopo l’entrata in vigore delle NTC 2008) in un MUSP;
  3. concentrare l’attenzione sulla ricostruzione delle scuole le cui procedure di gara o i lavori sono in fase avanzata (De Amicis, Pettino, Arischia e Dottrina Cristiana) in modo da liberare MUSP in cui far ruotare le altre scuole che andranno successivamente adeguate sismicamente.

“La prima azione sarà volta a garantire che TUTTI gli studenti aquilani possano tornare in aule SICURE a settembre” annunciava Biondi pochi giorni prima del ballottaggio. La campagna elettorale è finita da un pezzo, si ammetta adesso con onestà che il libro dei sogni raccontato per fare incetta di voti (con buona pace di chi ci ha creduto) resterà tale per un bel po’ e si inizi a fare il possibile, almeno quello è un dovere pretenderlo.

 

Stefano Palumbo


La scuola, il primo mattone della città del futuro

Scuola-l'aquila

Einstein diceva che non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a comportarci sempre nello stesso modo, che non dobbiamo essere pigri, che dare la colpa dei propri fallimenti alla crisi, agli altri, al sistema è un modo di farsi violenza da soli. Questi dovrebbero essere i principi cardine dell’educazione dei figli, in un mondo che cambia ad una velocità mai vista prima e che ha bisogno di persone che sappiano vedere, progettare, gestire e rispondere a tali mutevoli condizioni. La scuola e l’educazione, hanno bisogno di cambiare paradigma, tornando ad essere centri nevralgici della vita di una società e gli insegnanti, sgravati dal compito che li vuole sempre più burocrati, devono avere gli spazi per tornare ad essere mentori.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a comportarci sempre nello stesso modo

Secondo quanto indicato da un report del World Economic Forum il 65% dei bambini attualmente alle elementari, una volta terminati gli studi, farà un lavoro che oggi non esiste, qual è la strada dunque per consentire loro di essere pronti al futuro?

Probabilmente quella di donare solidi basi classiche, abilità nella logica e amore nella filosofia, oltre alla conoscenza delle cose che sono state, la storia, lasciando la fase finale della formazione alla specializzazione, allo studio del mondo che si evolve.

Dopo il tragico evento del 2009, la scelta di ricostruire L’Aquila puntando sulla ricerca, l’innovazione e l’alta formazione, non è stata strategica, è stata naturale, il substrato culturale presente in città ci ha dato la capacità di visione di una prospettiva di sviluppo dei cervelli, che, sono sicuro, ci consentirà di superare questo difficile periodo. A ben vedere già cominciamo a percepirne gli effetti: L’Aquila è stata inserita nel ristretto novero delle 5 città italiane da cui partirà la prima sperimentazione europea sulla tecnologia 5G e già multinazionali come Fiat Chrysler e ZTE  (colosso cinese delle telecomunicazioni) hanno manifestato il loro interesse ad insediare un proprio centro di ricerca nella nostra città. L’infrastruttura digitale che attraverso lo smart tunnel attraverserà capillarmente il centro storico farà di esso un connubio unico tra storia e tecnologia, mentre migliaia di ragazzi da tutto il mondo, ogni anno, presentano domanda di iscrizione al GSSI a fronte di soli 40 posti disponibili.

Credo sinceramente che la strada tracciata rappresenti una prospettiva concreta per il nostro territorio, un quadro che dobbiamo consolidare facendo si che rappresenti per i ragazzi aquilani l’opportunità di continuare ad investire la propria vita ancora qui. Se è vero che una buona percentuale di ragazzi iscritti all’Università con successo guarda fuori dall’Italia, noi vogliamo parlare a chi vuole restare, a chi è disposto a sporcarsi le mani in un paese non sempre limpido, ma ha la volontà di essere parte del cambiamento.

Occorre allora costruire un percorso, passo dopo passo, partendo da un’idea rinnovata di scuola, intesa come spazio aperto per l’apprendimento e come piattaforma che metta gli studenti nelle condizioni di sviluppare competenze per la vita con sempre maggiori possibilità di alternanza scuola – lavoro. L’introduzione, in alcune sezioni degli istituti aquilani, della prima scuola pubblica internazionale, “Eagle’s around the world”, in collaborazione con l’istituzione “Cambridge International”, con insegnamento bilingue dalla scuola primaria fino al completamento degli studi, rappresenta in questa ottica un tassello fondamentale.

Una nuova idea di scuola è anche quella che sa rispondere alle esigenze di educazione che, nell’era digitale, raccolgono le sfide della società; gli strumenti che il Piano Nazionale Scuola Digitale mette a disposizione necessitano però di un livello di connettività di cui oggi le nostre scuole non sono dotate, a tal fine ho richiesto, nell’ultima delibera CIPE, lo stanziamento dei fondi per portare la connessione a banda ultralarga nelle nostre scuole e confido che presto risolveremo questo gap infrastrutturale, mettendo finalmente i ragazzi nella condizione di sperimentare nuovi e tecnologici percorsi formativi. La priorità, sia chiaro, resta quella di ricostruire scuole antisismiche al massimo livello, ma farlo avendo in mente una scatola sicura e vuota sarebbe un errore, occorre una visione complessiva dei luoghi di istruzione all’interno del territorio comunale, che tengano presente la localizzazione rispetto al contesto sociale, la sostenibilità economica ed energetica, l’accessibilità e fruibilità dei luoghi, la qualità e la vivibilità degli ambienti,  anche in relazione a cosa si studia, ma non basta.

Troppo spesso si tende a considerare quello della scuola come un momento incardinato in meccanismi rigidi, riconducibili esclusivamente all’interno dell’orario scolastico e al rapporto tradizionale tra docenti e alunni. Il modello a cui ispirarci è, a mio avviso, rappresentato da edifici scolastici che siano si luogo di trasmissione del sapere, ma anche presidio sociale e culturale, riferimento aperto e fruibile per tutta la comunità territoriale con cui dialoga e si confronta.

Nella nuova fase di sviluppo della nostra città, quando ormai sono maturi i tempi per una governance “pensata” della ricostruzione pubblica, voglio impegnarmi a tener fede a questi principi guida.

 

Stefano Palumbo