Un Patto Sociale per L’Aquila

La ricostruzione fisica dei nostri palazzi sull’asse centrale del Centro Storico è in fase avanzata, è partita finalmente anche la ricostruzione delle frazioni, mentre si può considerare ultimata quella della periferia; avremo una città con la maggiore sicurezza sismica di tutta Italia ed in cui si consumerà meno energia pro-capite di ogni altra città, abbiamo in corso i lavori per i sottoservizi tra i più avanzati d’Europa ed il nostro patrimonio architettonico ed artistico sta per essere recuperato e reso fruibile alla collettività più bello di prima.

Ma non è sufficiente, la ricostruzione fisica e tecnologica non serve se la città non vive, non produce economia e cultura, se non è foriera di buoni rapporti sociali e se non garantisce qualità della vita ai cittadini. La realtà, fotografata attraverso la crudezza dei numeri, parla di un allarmante disagio sociale fatto di 5.000 nuovi poveri, di ammortizzatori sociali superiori alla media nazionale e regionale, di una disoccupazione giovanile alle stelle causa di una pericolosa diaspora.

Senza distogliere l’attenzione dall’ancora lungo e complicato processo di recupero del patrimonio immobiliare, è giunto allora il momento, non rimandabile, di dare una svolta alla ricostruzione del tessuto sociale. Siamo tutti d’accordo sul fatto che il futuro della nostra città sia legato al recupero di quella attrattività in senso lato in grado di far aumentare i residenti, di favorire gli investimenti, di incrementare il numero di studenti, commercianti, imprese ed investitori, ma anche di associazioni che fanno cultura e spettacoli. Sono obiettivi, però, raggiungibili solo da una comunità coesa, solidale e produttiva, da una società capace di crescere, generare lavoro, dignità e diritti.

Ma il problema, come sempre, non è l’enunciazione dei principi quanto la soluzione concreta di essi.

Come fare allora? Come ricreare quel senso di comunità identitario e forte che è stato minato dalla dispersione demografica degli ultimi anni ma anche da tutti gli attacchi denigranti che la nostra collettività ha subito? Innanzitutto attraverso il coinvolgimento degli attori sociali, dei portatori di interessi economici, dei formatori di cultura e di conoscenza, di tutti i decisori che possano orientare le politiche pubbliche di sostegno; certamente puntando su meccanismi di partecipazione attraverso cui mettere a sistema le tante forze sociali presenti in città e raccoglierle intorno ad una idea condivisa di comunità, intorno ad un progetto comune attraverso cui ridefinire il nostro tessuto di relazioni, riscoprire la nostra identità, la nostra cultura e rilanciare la nostra economia; necessariamente assegnando al Comune dell’Aquila (dal 2009 perno di ogni processo, responsabile di tutto nel bene e nel male, ma anche artefice di una storia piena di battaglie combattute e vinte sempre nell’interesse della nostra città) il compito di svolgere la funzione trainante e propositiva di attivatore di sinergie, di garante istituzionale e di promotore.

Occorre favorire una nuova cultura della sinergia e della collaborazione, bisogna acquisire definitivamente la consapevolezza che l’economia non regge su un territorio socialmente disgregato, e che un territorio socialmente disgregato non produrrà mai reddito, economia e pace sociale, fattori indissolubilmente legati al benessere ed alla qualità della vita. Così come gli attori che vorranno far parte di questo percorso dovranno sentirsi legati da un “PATTO SOCIALE”, un patto attraverso cui si potranno riconoscere e rispettare i ruoli reciproci, si potranno coordinare le iniziative e si potranno massimizzare gli interventi senza sovrapporli, un patto tramite cui tutti possano sentirsi artefici e responsabili delle sorti della nostra città.

 

Stefano Palumbo