Una Città Migliore: lo Sviluppo

Una Città Migliore lo Sviluppo

Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. Credo che il significato di questo antico proverbio vada ricercato nella capacità, più o meno intrinseca o indotta, che un qualsiasi soggetto dispone rispetto agli stimoli di trasformazione che gli vengono sottoposti dall’ambiente esterno. Quel “principio di adattamento” che Darwin poneva alla base della sua teoria sulla selezione naturale e che in un certo qual modo può essere adattato anche ad un organismo complesso come un’intera città. Cambiare per sopravvivere, evolversi per sopravvivere. Questa è la sfida che, in piccolo, anche la nostra città sarà costretta a dover affrontare negli anni prossimi venturi, quando la ricostruzione sarà terminata e ci si troverà, immediatamente e senza appello, di fronte a una dura realtà caratterizzata da un tessuto sociale fortemente disgregato e privo di ogni radicamento economico.

Si può evitare tutto ciò? Io credo di si. In che modo? Trovando il coraggio di rimetterci in discussione, ma facendolo subito e con la massima convinzione.

Partendo, certamente, da chi ha maggiori responsabilità. Chi si impegna in politica ha il dovere di ridefinire i parametri per una migliore gestione della cosa pubblica, ha il dovere di mettere al centro il miglioramento delle condizioni di tutti. L’arricchimento di pochi, come è accaduto in città in questi anni di ricostruzione, con scarsa ricaduta sul territorio anche da parte di chi molto ha avuto, non può essere più una prassi consolidata; c’è bisogno oggi di mettere in campo politiche di ridistribuzione del benessere e delle opportunità.

Occorre dunque ridefinire un “Accordo solidale” tra cittadini, amministratori ed imprese necessario a stabilire una nuova alleanza finalizzata a risollevare le sorti del nostro territorio, un patto in cui ognuno deve fare la sua parte, in cui ognuno si prende carico delle proprie responsabilità: l’Amministrazione per le sue competenze, chi lavora per essa (politici e gente di stato) con lo spirito di servizio necessario ma anche i cittadini con i loro comportamenti. Un accordo fondato su un impegno solidaristico, innanzitutto generazionale: viviamo oggi in un paese e in una città dove una larga parte di persone gode dei giusti risultati del sacrificio, del lavoro e del progresso degli anni passati; un progresso che è stato però possibile ipotecando il futuro dei nostri figli. Oggi occorre restituire ai più giovani il sacrosanto diritto di guardare al futuro con occhi brillanti, dando tutto il sostegno necessario per consentire loro di mettersi in gioco.

La stessa solidarietà si chiede ad una classe politica che molto ha dato alla città ma che ha anche avuto tanto; per cambiare l’attuale paradigma è opportuno che anche molti visi cambino, che tutta una generazione lasci il passo, offrendo aiuto, ma lasciando spazio a una nuova classe dirigente cui spetta il compito di costruire una visione futura di città e di comunità, una visione che tenga conto della cultura del nostro territorio e che ambisca a diventare il perno fondante di una rinascita politica, sociale ed economica.

Sono idee di principio, queste, rivolte a tutti ma soprattutto a coloro che vogliono costruire con le loro forze il proprio futuro, a quelli che si lanciano, che studiano, che lottano e si danno da fare per un futuro migliore. Un accordo solidale tra cittadini, amministratori ed elettori è qualcosa di serio, che non può essere svenduto promettendo meno tasse, meno impegno per tutti e altre amenità irrealizzabili, piuttosto si realizza ricercando il consenso di quei cittadini responsabili disposti a condividere il sogno di una città migliore e mettersi al lavoro per il miglioramento sociale ed economico di tutti.

Sia beninteso però, quelle che faccio sono considerazioni che non attengono ad una questione squisitamente etica o di principio; la coesione sociale è elemento imprescindibile per lo sviluppo locale intendendo per esso quel processo che mette insieme attori diversi, con mission e mandati differenti, ma che hanno uno scopo comune: migliorare il contesto sociale, ambientale ed economico in cui essi operano, vivono, esercitano la propria influenza. Senza quindi un nuovo patto, che abbia alla base la fiducia e non la diffidenza reciproca, la solidarietà e il bene comune piuttosto che gli interessi personali, parlare di comunità locale e conseguentemente di sviluppo diventa difficile.

Solo su questi presupposti sarà possibile rilanciare una pianificazione strategica per la definizione di una città migliore Siamo fermi al rapporto OCSE e al piano di ricostruzione della città, ma come ripetuto più volte, il mondo e la società vanno avanti cambiando con essi le sfide che una città deve affrontare. Tutte le iniziative messe in campo in questi anni sono state ispirate dalla strategia contenuta in quei piani; la nuova amministrazione comunale ha indiscutibilmente la facoltà di rivedere alcune decisioni del passato ma ha il dovere di farlo spiegando la strategia che sottende a quelle scelte rendendo le stesse condivise. Non esiste il “piano del Sindaco” ma il piano della città, del territorio, di cui sono titolari ed artefici i cittadini e le realtà che vi operano. Oggi diventa dunque indispensabile intraprendere un nuovo percorso attraverso cui interrogarsi sul futuro della città, individuare gli strumenti con cui fronteggiare le profonde trasformazioni di ordine economico e sociale in atto in tutto il mondo e che una città in ricostruzione com’è L’Aquila ha la possibilità di tradurre in nuove opportunità. Per fare questo però bisogna tornare a riascoltare la voce della gente e prendere appunti; capita quando si è presi dell’amministrazione quotidiana di non riuscire a farlo, un po’ come con i figli, a cui non si dedica mai troppo tempo di ascolto.

Solo così, attraverso la fiducia reciproca, la solidarietà, l’ascolto e il contributo di tutti sarà possibile cambiare per migliorare; solo così, in un contesto sociale rinato e attraverso una strategia di rilancio condivisa, sarà possibile creare le condizioni favorevoli all’occupazione, alla coesione e all’integrazione sociale. È questa, a mio modestissimo avviso, la via per la costruzione di una città migliore.


Leggi il primo articolo UNA CITTÀ MIGLIORE: IL CAMBIAMENTO

Leggi il secondo articolo UNA CITTA’ MIGLIORE : LA CONSAPEVOLEZZA

 

Stefano Palumbo